THE NEW NOISE : recensione di “No Redemption” degli Sputa

#repost dell’originale scritto da Michele Giorgi
Devo ammettere che la copertina di No Redemption mi aveva portato fuori strada, mi aspettavo qualcosa di più caotico e ruvido, un hardcore viscerale molto europeo e marcato da una forte componente crust, il che non mi sarebbe dispiaciuto, sia chiaro, eppure è stata una piacevole sorpresa ritrovarsi di fronte una miscela esplosiva di hardcore old-school venato di metal che nella mia mente costruisce un ideale ponte tra anni Ottanta e Novanta, con un bel mix di differenti approcci eppure mai slegato o discontinuo. Ciò che risulta difficile è cercare di fare paragoni, perché in realtà la band italo-tedesca riesce a mutar pelle brano dopo brano senza mai perdere una cifra unica e una personalità che fornisce sempre il giusto tiro e la botta necessaria ai brani. In alcuni momenti mi sono apparsi come un improbabile mix tra Minor Threat, Sick Of It All e Battery, se l’immagine può dare l’idea  di quello che si incontrerà una volta iniziato il viaggio, eppure credo l’individuazione di coordinate e linee guida tolga in qualche modo il piacere dell’ascolto per quello che è – senza tanti giri di parole – un disco hardcore old-school riuscito e a fuoco, assolutamente fedele ai canoni della scena di riferimento eppure al contempo capace di suonare fresco e persino dotato di un taglio personale. La già citata venatura metal dona la spinta in più senza sconfinare nella cafonaggine sempre in agguato dietro l’angolo, insomma non si arriva mai allo sfoggio di potenza volgare, ma serve solo a donare una corazza a brani già di per sé robusti e incisivi. La lunga lista di label coinvolte nella coproduzione di questo lavoro dimostra come una band simile sia in grado di attrarre vecchie e nuove realtà, così da finire per unire differenti generazioni di appassionati e profondi conoscitori. Già questo dovrebbe rappresentare un marchio di garanzia per una formazione che siamo sicuri non faticherà a farsi apprezzare specialmente in sede live. Tutto qui, tutto all’apparenza semplice eppure perfetto nell’incastrarsi dei singoli pezzi del puzzle e nell’attenzione ai dettagli. Qualcuno avrebbe concluso con nothing more to be said.