Recensione su Grind on the road per “Oltre le rovine” degli Egestas

tratto da https://grindontheroad.com/2020/03/18/egestas-oltre-le-rovine/

Si fa un gran parlare, in ambito dell’underground brutto che piace a noi, di blackened hardcore, corrente che negli ultimi anni sta vivendo un periodo di grazia con tutta una serie di band e uscite di rilievo – in varie declinazioni, pensiamo a HexisPlebeian GrandstandAncst, e agli Oathbreaker che dall’underground sono a un passo dall’uscirci. Certo, arriverà un momento in cui questa scena non avrà più niente da dire, ma al momento suona perlopiù come una ventata di aria fresca per entrambi i generi genitori. E l’Italia per una volta non sta a guardare: ci pensano LaCastaLoiaOVibratacore e altri a portare alta la bandiera di un Paese che, in effetti, in ambito di hardcore e di black metal ci ha sempre saputo fare – sarebbe quasi da scriverci uno speciale su, chissà.
E’ in questo contesto che si inseriscono gli Egestas. I bolognesi vedono in Oltre Le Rovine, uscito lo scorso anno per una corposa cordata di etichette DIY, il proprio debut album e la prima manifestazione di un modo assolutamente personale di intendere il genere, con le radici ben salde nella tradizione ma lontano da ogni cliché.

Ciò accade, in primis, perché il blackened hardcore trova nei Nostri una sua versione veramente italiana, non solo nei testi cantati in lingua madre, ma in quanto versione oscura e metallizzata dell’hardcore italiano, che sembra essere il punto di partenza dal quale si sviluppa la poetica della band. Ma in realtà è proprio l’approccio alla composizione ad essere singolare, basti pensare che l’album si apre con due brani lunghi – curiosamente durano entrambi 11 minuti e 10 secondi – e super elaborati, con continui cambi di situazioni e atmosfere, voragini doom e riff apocalittici post-metal, naufragi post-hc à la Marnero e i consueti d-beat guerriglieri.  Aggiungiamo un afflato epico e tragico che rende l’album veramente nero e ci ritroviamo un quadro attendibile di cosa ci attende all’ascolto degli Egestas.
C’è tanto contenuto in questo Oltre Le Rovine, ma si tratta di un album che raramente arriva alla ridondanza. Insomma, ci sta tutto, non lo sposteresti di un millimetro. A fare da collante è la voce di Alessandro, che ora squarcia con uno scream lancinante e ora mormora, poi sbeffeggia e ancora assume toni declamatori tramite un clean tutto personale. Tale istrionismo potrebbe essere limitante, ma denota sicuramente una grande padronanza dei propri mezzi espressivi che ci sentiamo di lodare.

Insomma, negli Egestas convergono gli aspetti migliori dei generi di riferimento, non c’è quindi motivo per cui chi li mastica non dovrebbe apprezzare questo Oltre Le Rovine. Che, ricordiamo, è “solo” un debut album: ci sarà da aspettarsi qualcosa di veramente interessante per le prossime uscite.